Un calmante dal nome delicato: la belladonna
E’ una parente del pomodoro e della patata, perchè ne condivide l’origine dalla famiglia delle Solanacee….e un ceppo di tale statura non è da tutti.
Il nome per esteso è ‘atropa belladonna’: atropa deriva dall’omonima dea greca e sta a simboleggiare che le bacche della pianta non devono essere ingerite, pena la morte (la dea era la responsabile del taglio del filo della vita); belladonna discende dall’usanza delle dame rinascimentali di utilizzarla per truccare il viso e, quindi, abbellirsi.
Le proprietà officinali della belladonna dipendono dall’atropina in essa contenuta, che svolge un’importante azione antispasmodica e la rende adatta all’impiego pre-intervento chirurgico, in qualità di rilassante.
E in generale è utilizzata per tutti i disturbi in cui si rende necessario un effetto calmante, come la faringite e la tonsillite, ad esempio, in cui una sostanza che agisca in modo da rilassare, da decongestionare, da normalizzare è decisamente utile. Sarà capitato a tutti di tossire con forza, di essere scossi da quegli attacchi che lasciano senza fiato: in questi casi, un antispasmodico può essere di grande aiuto.
Stesso discorso per tutti i processi infiammatori a livello locale caratterizzati da un forte rossore, da una sensazione di calore diffuso, da fitte di dolore acute e continue. Qui occorre lenire e sfiammare, e un’alternativa alla belladonna ‘pura’ può essere un composto che la contenga insieme ad altre erbe calmanti, come la camomilla, la valeriana e la melissa.














